(S)PERMALOSO

(S)PERMALOSO Quattro matte risate sull’infertilità maschile

Di e con Antonello Taurino

Essere figli, essere padri. Non esserlo più e volerlo essere. Un esilarante (e dolce) spettacolo comico sul senso della paternità raccontata attraverso uno dei tabù del mondo maschile: l’infertilità. 

Si sa: quando si prepara uno spettacolo, il difficile è scegliere un argomento “che non sia stato ancora mai affrontato in nessun altro spettacolo”. Ora, non solo di questo argomento non parlano altri spettacoli: no, di questo non ne parla proprio nessuno, mai. Tabù.

Immaginate come può sentirsi un uomo che, nella stessa mattinata, a distanza di poche ore, riceve due notizie: la prima da una mail che apre quasi distrattamente sul cellulare, mentre aspetta in sala d’attesa per entrare a parlare con l’oncologo che da qualche mese ha in cura suo padre. Cosa c’è sulla mail? Il referto di uno spermiogramma, l’esame per la fertilità maschile, che l’uomo aveva fatto qualche settimana prima e di cui si era quasi scordato. La sentenza è: sterilità. Certa. Qualche minuto dopo l’uomo entra dall’oncologo. La sentenza è: veloce tracollo della malattia, suo padre ha qualche giorno di vita. Non più figlio, non più padre. In pochi minuti.

Immaginate lo stesso uomo qualche anno dopo, una sera. Tra pochi minuti, l’uomo andrà a cena con la donna che frequenta da un po’ di mesi, di cui è innamorato, e forse, sì, è quella giusta… solo che lei l’ultima volta gli ha detto che vorrebbe la loro diventasse una storia seria… e che vorrebbe tanto un bambino. Quindi, forse, è il caso che lei sappia, è la cena giusta per dirglielo: ce la farà? Come la prenderà lei? Che dirà?

Nonostante anatemi e buoni propositi, il capitalismo è ancora il motore dell’agire umano sul pianeta (“esisti solo se puoi produrre”). Ma l’infertilità sembra essere, sul piano biologico, proprio la sua negazione: allora forse è proprio per questo che quella maschile, ancor più di quella femminile, è ancora un tabù. Troppe questioni identitarie si incrociano, troppi retaggi culturali premono, troppe errate credenze sessuali su maschilità − tossica o meno che sia − accorrono moleste a intorbidirne la percezione. Ma forse parlarne potrebbe togliere lo stigma. E ancor meglio, riderne.

Ah, perché, non ve l’avevamo detto? Questo è un esilarante spettacolo comico non solo sull’infertilità, ma anche sul senso ultimo della paternità.

Rassegna stampa

Anche se spesso si ride (con la complicità del coautore Carlo Turati esperto nell’arte della battuta, più o meno flash, comica) lo spettacolo è seriamente denso e intenso. […] In una società capitalistica in cui tutto è congegnato per il produrre e quindi il riprodurre l'infertilità maschile è davvero un problema. Grazie ad Antonello Taurino che ne parla con disinvoltura attoriale e soprattutto umana. […] Lo spettacolo […] ci mostra un Taurino in forma e ancora più maturo nelle sue narrazioni che sempre più emergono forti e chiare dalla confusa scientemente costruita e firma di ogni suo spettacolo. […] Il pubblico applaude giustamente con generosità. […] Da vedere. Adelio Rigamonti, Teatrando 

Lo spettacolo piace, è toccante, esilarante per la gestione delle battute che respirano in completa simbiosi con il tema trattato: l’infertilità maschile. Antonello Taurino, con tutto il calore dell’accento leccese, è capace di immergersi tra il pubblico dai primi minuti. […] Imperante il messaggio che riesce il giovane artista a trasmettere dal palco: divulgare la conoscenza sulla salute maschile della riproduzione cercando di svincolare l’idea di virilità da quella della fertilità; sono ancora pochi gli uomini che in giovane età non affrontano una visita di prevenzione da un andrologo, gesto naturale e insegnato fin dall’ adolescenza al genere femminile. Antonello Taurino riesce a travolgere il pubblico mettendolo di fronte ad un argomento tanto scottante quanto realistico. […] Lo consigliamo! Viviana Vitariello, Dietro la Notizia 

Dal titolo si potrebbe pensare a uno spettacolo di comicità un po’ trita, basata su doppi sensi e dintorni. Poi leggendo il sottotitolo e conoscendo l’autore (con Carlo Turati), nonché unico interprete e regista, Antonello Taurino e avendo visto il suo precedente monologo Sono bravo con la lingua, si intuisce che si tratta di humour irresistibile e di ottimo livello. […] Non solo da vedere, ma da rivedere perché si potrebbe aver perso qualche parola. E sarebbe un vero peccato. Luisa Espanet, L'Espa.net 

 

Crediti

di e con Antonello Taurino
scritto con Carlo Turati
produzione Teatro della Cooperativa