AUSMERZEN Vite indegne di essere vissute
regia di Renato Sarti in scena con Barbara Apuzzo
Ausmerzen. Viene da “aus merz”, da marzo. Ha un suono gentile, di terra. È una parola di pastori, indica qualcosa che va fatto in quel tempo. A marzo le pecore e gli agnelli che nella transumanza rallentano la marcia vanno soppressi. I dottori dell’eugenetica alla fine della Belle Époque prendono due strade per migliorare il mondo: per gli inglesi si trattava di “to eradicate illness”, sradicare la malattia. Per i tedeschi si trattava di “ausmerzen”: sopprimere i deboli. Sapete come è finita, no?
Molti anni fa, a metà degli anni Novanta, mentre stavo preparando uno spettacolo sul lager della Risiera di San Sabba a Trieste, venni a conoscenza dell’Aktion Te Vier, l’Azione Ti Quattro, il primo sterminio di massa nazista: l’eliminazione di settantamila tedeschi fra malati mentali, portatori di handicap, disabili e bambini affetti da malformazioni.
Perché ne venni a conoscenza? Perché la stessa manovalanza, gli stessi squadroni di macellai della T4, che per la prima volta sperimentavano e facevano uso di tecniche che poi si sarebbero rivelate fondamentali per la Soluzione Finale, dopo aver sterminato circa due milioni di ebrei polacchi a Belzec, a Sobibor e a Treblinka, furono mandati a Trieste per gestire la Risiera.
Quando vidi Ausmerzen di Marco Paolini, che parlava di tutto quello che aveva determinato, preceduto e seguito la T4, rimasi colpito profondamente. Un autentico pugno allo stomaco.
Paolini, con profonda sapienza teatrale, fa comprendere in maniera limpida e cristallina come l’eugenetica, che perseguiva l’igiene razziale, con la sterilizzazione prima e l’eliminazione fisica dopo, fu uno degli elementi che favorirono la nascita del nazismo e non il contrario. Il razzismo esisteva da sempre, ma alla fine dell’Ottocento cercava una conferma razionale in una scienza che diventava, nel nazismo, eugenetica di Stato, a tutela della “parte buona” della popolazione. E i medici tedeschi, che vi aderirono in modo rilevante, non dovevano più curare ma “difendere i geni sani” ed espellere i “deboli” e i “contaminatori della razza”.
Ma sarebbe troppo semplicistico limitarsi a dividere il mondo fra le povere vittime (Ballasexistenzen, esistenze zavorra) e i carnefici cattivi (i nazisti). La genesi del delirio della pura razza ariana e le conseguenze che ne derivarono sono più complesse e inquietanti. Conseguenze pesanti, perché con quelle idee, che hanno attecchito in profondità, che si sono incarnate e che non sono così facili da estirpare, ci ritroviamo a fare i conti ancora oggi molto, ma molto più di quanto si pensi o si possa immaginare.
Quando ho chiesto a Marco Paolini di portare Ausmerzen al Teatro della Cooperativa per ricordare Franco Basaglia nel centenario della sua nascita, lui mi ha risposto: «perché non te lo fa ti? Me fido». Una proposta che ho subito accettato perché mi è sembrata davvero un’ottima occasione per cimentarmi con uno dei suoi lavori più interessanti e profondi e per aggiungere un ulteriore tassello al mio percorso teatrale di ricerca, di studio e di approfondimento sui temi legati alla grande Storia del secolo passato e soprattutto alla Seconda Guerra Mondiale. Al mio fianco sul palco ci sarà Barbara Apuzzo, attrice affetta da artrogriposi, un’amica che ha frequentato il nostro teatro fin dagli inizi e che con la sua voce, il suo corpo e la sua presenza fisica renderà ancor più chiaro il messaggio di Ausmerzen. Renato Sarti
Rientro dopo aver visto Ausmerzen al Teatro della Cooperativa di Milano. Dal 2009 non ci ho più lavorato, 15 anni dopo è una storia nuova, raccontarla oggi ha un valore diverso, ancora necessario. Grazie Renato Sarti e Barbara Apuzzo per aver reso vostre le nostre parole. Marco Paolini
Rassegna stampa
Teatralmente parlando risulta ammirevole la presenza di Barbara Apuzzo e la sua delicatezza, nitore, finezza, gusto dell’ironia: in scena è perfetta nelle pause, nell’esitazione, nei sorrisi, nel proporsi con saggezza e senza alcun sentimentalismo rispetto alle proprie disabilità. Una bella scoperta. Anna Bandettini
È carne, sostanza e vibrazione. Ausmerzen è un lavoro dinamico e avvincente. Nessun momento d’impasse. Persino la voce incisiva e tagliente di Sarti, limitrofa ai territori della comicità, refrattaria all’esasperazione e alle lacrime, qui inciampa nella commozione. La performance è un condensato di brillantezza e sarcasmo, amarezza e denuncia. È perfetta l’alchimia con Barbara Apuzzo: le sue pause aprono squarci; i suoi silenzi sono pieni di parole; le frasi spezzate, le sillabe centellinate, sono un concentrato di fragile integrità. E creano piccoli gusci per nascondere il dolore. Riso amaro ed emozioni. Ghigno e occhi lucidi. La leggerezza del pensiero nel segno della complessità. Questo teatro civile riscatta la diversità e la trasforma in valore aggiunto che entra nella drammaturgia e nella coscienza. Il miglior Sarti. Che invecchia come il vino buono. Vincenzo Sardelli, Krapp’s Last Post
A cento anni dalla nascita di Franco Basaglia, Renato Sarti fa una scelta importante proponendo, in un nuovo adattamento teatrale che lo vede protagonista, insieme alla bravissima Barbara Apuzzo, il monologo scritto da Marco Paolini con Mario Paolini, Michela Signori, Giovanni De Martis, Ausmerzen, una drammaturgia serrata, terribile e incisiva sullo sterminio messo in atto, prima di quello degli zingari, degli oppositori politici, degli omosessuali, degli ebrei, nella Germania nazista nei confronti dei diversamente abili e dei malati di mente. Lo spettacolo procede implacabile, Sarti e la Apuzzo si alternano e si completano, incidono le coscienze (“Per farsi una coscienza bisogna studiare altrettanto che per farsi una scienza”), lei mette in risalto che in quell’epoca anche lei sarebbe stata considerata sacrificabile, provocando una fitta al cuore. Claudia Pinelli, Teatrandomilano.it
Assistere a uno spettacolo così è molto più di una prova per le proprie emozioni. Prende nell’intimo, commuove, provoca, indigna, spaventa, disgusta, fa sentire in colpa: un vero pugno nello stomaco. E proprio per questo dopo, a mente fredda, si realizza che di spettacoli come Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute dovrebbero essercene di più e soprattutto dovrebbero essere visti da tutti. Luisa Espanet, L’Espa.net
Da uno spettacolo di Marco Paolini una nuova emozionante versione. La formidabile Barbara Apuzzo con intelligente autoironia dimostra una notevole intelligenza attorale. La narrazione è dinamica, incalzante, spesso attraversata - pur in quella follia che moltiplicava sofferenze e lutti - da una dolente ironia, favorita in particolare dalle battute fresche, dirette, spesso sarcastiche, della Apuzzo, tempi perfetti per pause, sorrisi complici, rigore teatrale. Uno spettacolo informativo, di denuncia, ma in ogni istante vero teatro in particolare per quell’interrogarsi a due voci su quanto accaduto, su alcuni temi pulsanti ancora ora per la fiducia da dare alla scienza, il rapporto tra sapere e coscienza. Il pubblico ha colto il valore di Ausmerzen, coinvolto emotivamente con rara leggerezza, davvero difficile con un simile tema, dalla recitazione limpida, coinvolgente di Renato Sarti e Barbara Apuzzo, applauditi a lungo, con profonda ammirazione. Valeria Ottolenghi, Sipario
Un percorso che, dietro le parole e l’esposizione dei fatti, in filigrana ti porta a mettere a nudo i numerosi fatti di disumano arbitrio/egoismo che permeano il nostro oggi. Grazie Barbara, grazie d’esistere. E grazie a tutto il Teatro della Cooperativa per la bella “lectio magistralis”. Pippo Biassoni, Agenda Viaggi
La regia e l’interpretazione di Renato Sarti riprendono e rinnovano il testo e lo spettacolo omonimo di Marco Paolini. E se Paolini ha scelto un registro drammatico, un’interpretazione rigorosa e intensa, la voce di Sarti è più quotidiana, più diretta e semplice. Sembra volutamente recitare una lista della spesa, dar voce ad un male diventato banale e quotidiano, ormai noto e accettato da cittadini di sonnacchiose cittadine tedesche e, implicitamente, anche dal pubblico. Cercare di restituire il giusto valore a questo spettacolo, usando le poche righe a disposizione di una recensione, è impresa assai ardua. Il rispetto che si deve alle centinaia di migliaia di persone uccise perché ritenute non adatte alla vita rende difficile qualsiasi presentazione. Si fa fatica a trovare gli aggettivi adeguati. E il senso di fatica ci accompagna durante tutto lo spettacolo. Sarti e Apuzzo però non ci lasciano soli. Inserendo anche momenti di ilarità, ci prendono per mano e, come Virgilio con Dante, ci portano in quei luoghi dove senza una guida saremmo per sempre persi, senza più riuscire a trovare un senso per riemergere alla luce, abbandonati per sempre alle tenebre. Marta Anile, dejavublog
Crediti
adattamento, regia, scena e costumi Renato Sarti
con Barbara Apuzzo e Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa