Nel 2027 il Teatro della Cooperativa compie un quarto di secolo; abbiamo così pensato di estendere l’anniversario nell’arco di questa stagione e della prossima e quale titolo poteva essere più adatto di Biennio rosso? Nome giustificato anche dalla storia di Niguarda, combattivo quartiere situato a nord di Milano in cui siamo radicati e che, agli inizi degli anni Venti, quando era ancora un piccolo borgo, fu coinvolto nelle turbolenze politiche nazionali e fu protagonista soprattutto di un episodio, poco noto ma molto significativo, che vale la pena ricordare.*
I fatti sono questi: siamo nel periodo in cui, di pari passo con i partiti di sinistra e i sindacati, il movimento cooperativo ha uno sviluppo fenomenale. Dal 1920 al 1921 il numero delle cooperative decuplica, passando da 2.000 a 21.500, e raggiunge oltre due milioni di soci. Il padronato, composto dai grandi industriali e dai proprietari terrieri, non ci sta e, per cercare di arrestare l’avanzata di questo nuovo modello economico sociale, cosa fa? Finanzia lo squadrismo fascista, che finirà per travolgere tutto il Paese.
È in questo contesto che, il 2 novembre 1922, il Corriere della Sera scrive: “squadre fasciste hanno occupato il municipio di Niguarda” ma l’aggressione, avvenuta il giorno prima, in realtà era stata respinta immediatamente, rivelandosi un fuoco di paglia.
L’organo del partito fascista, Il Popolo d’Italia, sull’episodio arrivò ad affermare che la giunta avesse rassegnato le dimissioni nelle mani delle Camicie Nere. Non era vero, una fake news, per usare un’espressione oggi molto in voga.
E allora? Quello che i fascisti non riuscirono a ottenere con spranghe, bastoni, olio di ricino e incendi lo imposero con la burocrazia. Il 7 giugno 1923, per volere del Duce, con Regio decreto firmato da sua maestà Vittorio Emanuele III, il Consiglio comunale di Niguarda regolarmente eletto nel ’21, “partigiano e fazioso” e a maggioranza socialista, viene sciolto. I consiglieri a quel punto, per evitare l’intervento dell’esercito, sono costretti a cedere, ma succede un fatto curioso.
L’ondata di assalti che si era scatenata aveva colpito ovviamente anche le sedi delle cooperative di consumo, agricole, di credito e anche quelle di abitazione eppure… eppure, allo stato attuale delle ricerche non risulta che una tra le più grandi cooperative dell’Italia di allora, l’Edificatrice di Niguarda, oggi Abitare – proprietaria del nostro teatro – sia stata oggetto di feroci attacchi o assalti. Come mai? Si narra che i balconi e i davanzali di Niguarda fossero pieni di pietre e che i fascisti vennero cacciati a furia di sassate o fuggirono a gambe levate perché avevano paura di buscarle.
Cosa accadde davvero non si sa, non ci sono fonti sicure. Possiamo fidarci del sentito dire di certe testimonianze, che magari mischiano la realtà con la finzione? Perché no? In fondo, noi teatranti, senza mutare o stravolgere la verità storica, per millenaria tradizione sappiamo perfettamente che le leggende metropolitane spesso celano qualcosa di più vero del vero e che le voci di popolo, a volte, sono in grado di sintetizzare in modo più efficace e vivo, e meno noioso, di tanta drammaturgia.
Rimane comunque il fatto – inconfutabile! – che a Niguarda l’antifascismo divenne attivo molto prima che in altre zone della città. Ora, ecco il punto a cui volevamo giungere. In giro per il mondo non mancano teste calde, sovranisti, populisti, xenofobi e razzisti, per cui sarebbe bene tenere presente quello che il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha spesso dichiarato, ossia che nei confronti dei conflitti, del terrorismo e di tutti gli attacchi diretti alla democrazia e alla civiltà è necessaria una risposta non solo istituzionale ma culturale.
In sintesi, l’istruzione, la musica, il cinema, i media, le arti in genere, compreso il teatro ovviamente, possono e devono avere un ruolo determinante. Perciò ci sembra giusto in questo biennio teatrale partire e dare risalto a una microstoria di una nobiltà quasi epica e non per vacua autoreferenzialità o come mero rituale celebrativo, bensì per salvaguardare e tramandare la memoria di una piccola comunità che, nonostante le poche forze e le gravi perdite subite, seppe ergersi a roccaforte e porsi a modello imperituro.
Renato Sarti, direttore artistico Teatro della Cooperativa
*Roberto Camagni, La notte di Niguarda, 2023, Milano, Stamperia Christian Laverde.
